Cosa è un
EPIRB?
L'
EPIRB è un apparato che, in caso di pericolo per la vita umana in mare, è in grado di trasmettere in modo manuale o automatico un segnale radio con un codice identificativo dell'imbarcazione presso una stazione a terra che coordinerà le operazioni di soccorso.
chi può utilizzare l'EPIRB?
praticamente tutti, sia sulle imbarcazioni da lavoro che da diporto ma anche sui natanti.
quali requisiti occorrono?
licenza RTF (la stessa richiesta per il VHF) oltre che al codice MMSI ottenibile con una semplice domanda all'Ispettorato Territoriale Regionale del Ministere delle Comunicazioni.
in orbita quasi polare utilizzati in ambito marittimo. Una delle loro caratteristiche principali è quella di galleggiare e di essere dotati di un sistema di attivazione automatica
attraverso un meccanismo di rilascio idrostatico.

Il segnale trasmesso dagli
Epirb opera sulle frequenze di soccorso aeronautico 121.5 MHz e 406.025 MHz, il quale è rilanciato dai satelliti e ricevuto dalle stazioni terrestri deonominate
L.U.T., ossia, Local User Terminal, le quali elaborano il segnale ricevuto, ne ricavano i dati di localizzazione e ritrasmettono il tutto agli MMC, ossia, il Centro Controllo Missioni,
per la successiva distribuzione e organizzazione SAR. Tali apparati quando acquistati o sostituiti devono essere codificati da parte degli organismi preposti e registrati in una
banca dati che è consultata in caso di necessità per fornire ulteriori informazioni alle forze di soccorso.
La banca dati della stazione satellitare italiana si trova a Bari. Attualmente è in corso una fase di sperimentazione per permettere ai satelliti geostazionari Inmarsat di ricevere i
segnali di soccorso provenienti da questi apparati sulla banda dei 406 MHZ, il che permetterebbe un’immediata ricezione del medesimo segnale da parte delle stazioni terrestri
immediatamente dopo l’attivazione del beacon.
È interessante osservare che lungo la costa italiana sono presenti ben 13 MRSC, Maritime Rescue Sub Centre, precisamente a Genova, Livorno, Roma-Fiumicino, Napoli, Reggio
Calabria, Bari, Ancona, Ravenna, Venezia, Trieste, Catania, Palermo, Cagliari. Tali centri assicurano, ognuno per la sua zona di giurisdizione, le operazioni di soccorso secondo le
direttive e le deleghe specifiche assegnate. Nella catena che interessa i soccorsi in mare a un livello più basso troviamo i Comandi di Porto, ossia, le Capitanerie di Porto, gli Uffici
Circondariali Marittimi e gli Uffici Locali Marittimi, tutti individuati come Unità Costiere di Guardia e dotati di mezzi adeguati per il soccorso aeronavale nella propria area.
In Italia oltre all’uso di apparati VHF o MF per la richiesta di soccorso si può usare il numero di telefono 1530, attivo 365 giorni l’anno per 24 ore al giorno e in grado automaticamente
di smistare la chiamata al più vicino centro di soccorso. Tutta questa attività è coordinata e sotto il controllo dell’unità operativa presente a Roma, che dispone di mezzi moderni
che gli permettono in tempo reale di avere una situazione chiara sulla posizione del mezzo da soccorrere e dei mezzi che si stanno avvicinando a questo.
La sala operativa della Guardia Costiera di Roma, è inoltre in grado di sapere in tempo reale dove si trova ogni singola nave in transito in Mediterraneo, il che gli permette di
contattare la più vicina al mezzo da soccorrere invitandola a prestare soccorso qualora si ritenga questa la soluzione più rapida e confacente alle necessità del caso.
Si consideri che sul canale 16 VHF tutte le stazioni costiere fanno ascolto continuo, inoltre, sarebbe buona norma per tutte le navi e i natanti dotati di apparato VHF assicurare
ascolto su questo canale durante la navigazione, magari usufruendo della funzione “dual watch” che ormai tutti gli apparati hanno e che permette di ascoltare contemporaneamente
due canali diversi.
Questa deve essere una regola perché possiamo contribuire a salvare una vita, ma anche perché il canale 16 è internazionalmente riconosciuto come canale di chiamata e soccorso,
vale a dire il canale sul quale un mezzo o una stazione terrestre che ha bisogno di comunicare con noi ci chiamerà per fornirci un canale di lavoro.
Altra buona norma è quella di non utilizzare mai questo canale per conversazioni con altre stazioni, questo impedirebbe l’ascolto di una chiamata di emergenza o soccorso,
sul 16 si stabilisce il primo contatto e si comunica il canale di lavoro sul quale si intende scambiare informazioni, niente di più.
Detto questo, è fondamentale sapere che proprio per assicurare a chiamate di soccorso la possibilità di essere ascoltate, sono previsti dei periodi di silenzio assoluto, vale a dire
periodi nei quali nulla ad eccezione delle chiamate di soccorso può transitare sul canale 16. Tali periodi sono identificati nei primi tre minuti di ogni mezz’ora, vale a dire da 00 a